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Adesso, sul mercato è diventata estremamente popolare la richiesta di servizi informativi e professionali come il coaching, il mentoring e diverse tipologie di consulenza. In base alla nostra esperienza, riscontriamo che quasi ogni fornitore di questo tipo di servizi presenta lacune nel contratto ed è privo della documentazione originale necessaria.

Queste mancanze nei processi di business permettono ai clienti di tali consulenti (o coach) di ottenere per via giudiziaria il rimborso per servizi in realtà già prestati. Di solito, i clienti invocano la necessità di restituzione per "arricchimento indebito". In questo articolo vi spieghiamo cosa fare per confermare l’effettiva prestazione dei servizi e minimizzare il rischio di dover restituire i compensi percepiti.

1. Il Contratto

Le condizioni secondo cui l’esecutore dei servizi e il suo cliente collaborano devono essere fissate nel contratto. L’esecutore deve preparare un modello solido per ogni singolo tipo di servizio offerto.

Sembra surreale, ma spesso gli imprenditori risparmiano proprio sulla consulenza legale. Ci vengono sottoposti contratti inadeguati, redatti da personale non qualificato o copiati da internet, con clausole contraddittorie o prive di senso. Spesso l'oggetto del contratto è così vago da rendere impossibile capire per quale prestazione l'esecutore riceva il compenso.

È fondamentale comprendere che ciò che risulta poco chiaro a noi, sarà dieci volte più incomprensibile per un giudice irritato dalla mole di lavoro e lontano dalle dinamiche del business digitale. Per questo motivo, è essenziale procedere alla stesura di un contratto professionale con l'aiuto di un esperto.

Conclusione: Non improvvisate, affidate la redazione dei vostri accordi a un legale qualificato.

2. Conferma della prestazione dei servizi

Molti coach e mentori ritengono che meno "carta" ci sia, meglio sia. In tribunale la situazione è l’opposto: più prove documentali si presentano, maggiore è la probabilità che la corte riconosca il servizio come effettivamente reso.

Una delle prove più importanti è l'atto di prestazione servizi firmato. Con questo documento, il cliente conferma che i servizi sono stati resi in un momento preciso, per un determinato prezzo e con la qualità pattuita. Nonostante molti contratti prevedano l'invio di questo atto, nella pratica quasi nessuno lo fa, rischiando di dover rimborsare il cliente in sede di giudizio.

Conclusione: Firmate sempre gli atti di prestazione dei servizi con i vostri clienti alla fine di ogni fase o sessione.

3. Altre prove integrative

Esistono diverse altre evidenze che possono supportare la vostra posizione in caso di contenziosi contrattuali:

  • Programma di lavoro: Un documento che fissi il numero di lezioni o incontri in modo chiaro e quantificabile.
  • Videoregistrazioni: Registrare gli incontri (previa autorizzazione) sia in presenza che online.
  • Consegna dei compiti: Tracciare i feedback e lo svolgimento degli esercizi assegnati al cliente.
  • Piattaforme e-learning: Monitorare la compilazione del profilo e l'attività dell'utente su piattaforme come GetCourse.
  • Scambio documentale: Utilizzare sistemi di firma elettronica o posta raccomandata per inviare comunicazioni formali.

L’elenco sopra indicato è esemplificativo. Per una valutazione precisa della vostra situazione, vi consigliamo di richiedere una consulenza legale dedicata.

Se volete sapere di più su come scegliere il professionista giusto per difenderre i vostri interessi, leggete il nostro articolo su come scegliere correttamente un legale giudiziario.

Il vostro cliente chiede il rimborso? Volete proteggere il vostro business con contratti a prova di tribunale? Scriveteci all’indirizzo law@pravoislovo.ru. Non aspettate che arrivi una citazione in giudizio per contattare un legale!

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