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Dieci timori tipici dei clienti quando lavorano con un legale

1. Perdita dei documenti

I clienti pensano che l’unico scopo del nostro lavoro sia quello di impossessarci dei vostri documenti e poi perderli irrimediabilmente. Se non riusciamo a perderli, potremmo magari buttarli e se proprio ci impegniamo  possiamo metterli nello scaffale più lontano, nell’angolo più remoto. E qui vige il principio direttamente proporzionale: più è facile ottenere un duplicato di questo documento, più il cliente si preoccupa del suo destino…

A proposito, anche tutti i corrieri si sforzano di perdere i documenti. Da qui derivano le richieste di recarsi in tre presso gli organi pubblici: il cliente, il suo documento e l’avvocato. Il documento non deve lasciare il suo proprietario o perlomeno deve sempre trovarsi nel suo campo di visibilità e a portata di mano.

Dieci timori tipici dei clienti quando lavorano con un legale

2. Connivenza

Alla domanda del giudice: “Le parti si oppongono?”, l’avvocato risponde: “Non mi oppongo”. Se il tuo rappresentante non si oppone, vuol dire che è in combutta con la corte, con l’altra parte, con le circostanze che si sono create contro il cliente…

3. Ancora connivenza

Da qui deriva il terzo timore: connivenza con l’altra parte. Saluti il rappresentante della controparte o, peggio ancora la controparte stessa vuol dire connivenza con la controparte. Gli hai sorriso o butti lì brevi frasi di circostanza sul corso del processo? Gli hai telefonato??? Connivenza, indubbiamente connivenza. Non se ne capiscono ancora i motivi, né il vantaggio economico, ma il dubbio ha già gettato la sua ombra nera sull’istanza e sull’anima del cliente e ci vorranno moltissimi sforzi per cancellare questi dubbi.

4.  Il giudice è contro di noi

Il giudice corruga la fronte, fa una pausa di silenzio, pone bruscamente una domanda, si è interrotto all’improvviso, rigetta un’istanza: tutto ciò può voler dire solo una cosa, la corte ha già preso una decisione a vostro sfavore. A proposito, un giudice troppo dolce, al contrario, crea euforia, cosa con la quale è ancora più difficile lavorare. Da qui deriva la quinta paura.

5. Il giudice è venduto

La complessità e il costo dell’istanza non hanno importanza. Se la causa non ha un prezzo, non fa niente. Il giudice è già stato comprato o vorrebbe essere comprato. Bisogna risolvere immediatamente la questione. Alla domanda: “come pensi di farlo?”, il cliente di solito ammutolisce, perché lui non ne ha la più pallida idea. Ma è una ottima domanda, la chiameremo “illuminante”.

6. Un avvocato è pur sempre un avvocato

L’avvocato non si strappa i capelli e non li strappa alla controparte, non si lacera la camicia e non si annota tutte i dettagli strazianti e importantissimi per la corte(!) della vita intima del cliente? Evidentemente questo avvocato non  parteggia per la causa, perché la causa NON È SUA! Non l’ha vissuto, lui è un formalista, che di volta in volta rifiuta tutte le trovate più interessanti del cliente, la base di prove così faticosamente raccolte, sorvola sui dettagli piccanti che, senza dubbio, avrebbero potuto far pendere la bilancia giudiziaria a suo favore.

7. Non ci sono atti di proprietà: non c’è la proprietà!

Questa paura è inspiegabile ed è irrazionale. Abbiamo avuto un caso nel quale una signora ci ha telefonato per una consulenza perché aveva riscontrato nell’appartamento di suo fratello la mancanza dei documenti sull’appartamento. Voleva correre dalla polizia per il furto dei documenti ad opera di suo fratello, ritenendo che l’assenza di questi documenti comportasse conseguenze drammatiche per la famiglia, tipo la perdita dell’appartamento. Come si potesse “perdere” l’appartamento la signora non è riuscita a spiegarcelo. Anche noi, al momento, non lo sappiamo…

8. Rifiuto di essere istante/convenuto

Chi vuole assolutamente essere istante, telefona all’avvocato di notte ed esige che questi rediga e al mattino deponga un’istanza, occupando il primo posto in fila alla cancelleria giudiziaria. Alla domanda: “Cosa cambia?” segue una risposta semplice e laconica, “Voglio essere il primo”. Di solito, dopo questa risposta, l’avvocato non ha niente da dire…

Chi vuole essere convenuto, rimanda sin dall’inizio il processo giudiziario portandolo anche a situazioni senza via d’uscita per la risoluzione pacifica della situazione. Lui aspetta…si vede che la parola “convenuto” ha un secondo significato, quello di “vittima” e la sceneggiatura della vittima è molto più interessante.

9. Io sono già un avvocato

Quindi: perché pago? Questi clienti sono dei clienti prodigio: conoscono a menadito il codice (uno qualsiasi), ne citano il numero degli articoli (senza nominare l’articolo stesso), conoscono la pratica meglio del proprio rappresentante e sul verbale di ogni udienza esigono di presentare mozione: “Io ho detto che lui/lei mente, ma nel verbale non c’è scritto”, “Qui il giudice ha sospirato e nel verbale non è riportato”.

Ad un certo punto vogliono cambiare immediatamente l’avvocato che non condivide il loro entusiasmo, non genera idee, non riempie la corte di un sfilza di istanze, dichiarazioni, richieste di precisazioni, richieste scritte, integrazioni alle spiegazioni, precisazioni alle integrazioni alle spiegazioni…

Inesorabilmente arriva il momento nel quale questo cliente chiede consulenza in dieci posti diversi alla ricerca di nuove idee, documenti e legali. Il nuovo avvocato sarà fortunato se la causa finirà dopo qualche mese. Altrimenti, il cliente scapperà di nuovo. Può essere fermato solo da una situazione economica instabile. Se non ha problemi di soldi, questo tipo di cliente continuerà a coinvolgere nuovi legali. Se tutti questi legali non lavorano congiuntamente (cosa molto probabile, perché prima della comparsa di questo cliente nessuno nemmeno sospettava l’esistenza dell’altro), inizia un andirivieni: un documento viene redatto da diverse persone, poi il cliente confronta le versioni, apporta modifiche, compone una versione finale e il legale con il livello massimo di fiducia viene incaricato di leggere il tutto in tribunale. Di fatto, i legali privati di questa fiducia, iniziano a perdere interesse verso la causa e il cliente…

Tutti i clienti sono, ovviamente, diversi. Con qualcuno si lavora facilmente e produttivamente, con altri è complicato e poco piacevole. Una soluzione efficace del problema che risparmi il vostro e l’altrui tempo è, secondo noi, il pagamento a ore del lavoro dell’avvocato, cosa praticata nei paesi europei, ma, purtroppo non da noi. Da noi il cliente paga per il risultato e non per il tempo dedicato al raggiungimento di questo risultato, per questo spesso questo tempo non è per niente apprezzato…

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