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La lingua spagnola è seconda per numero di parlanti, quindi di persone per le quali è la lingua madre (secondo i dati Ethnologue), superando l'inglese.

Vi siete mai chiesti se c'è differenza tra lo spagnolo parlato e scritto da Pedro di Madrid e dal suo omonimo a 10.000 km di distanza a Buenos Aires? Rispondiamo noi: c'è, e si sente. Come è potuto succedere?

Lo sviluppo di qualsiasi lingua e la sua evoluzione è influenzata da numerosi fattori. I conquistadores arrivati nel Nuovo Mondo alla ricerca di ricchezza e gloria provenivano da diverse regioni spagnole. Diffondendo la lingua spagnola hanno inizialmente cercato di dare nomi spagnoli ai riti e agli oggetti degli indios locali, alle piante e oggetti domestici sconosciuti, ma di fatto hanno poi, al contrario, iniziato a prendere in prestito nomi dalle lingue locali (guarani, nahuatl, mapuche, aymara, etc.) e ad adattarli alla loro pronuncia spagnola. Ecco alcuni esempi del vasto numero di prestiti: 

  • Chicle / gomma da masticare – in lingua nahuatl, tzictli, resina da masticare.
  • Tiza / gesso —  in lingua nahuatl, tizatl, terra bianca
  • Tomate / pomodoro — in lingua nahuatl, tomatl, acqua grassa.
  • Cancha / campo, area – in lingua qhichwa, kancha, luogo recintato
  • Carpa / gazebo, tenda —  in lingua qhichwa, karpa, grande pergolato
  • Pampa / pampa — in lingua qhichwa, pampa, terra piatta
  • Hamaca / amaca – nella lingua degli indios taino, hamaka, rete per pescare
  • Maíz / granoturco – nella lingua degli indios taino, mahís, fonte di vita
  • Guata / ventre, pancia – in mapuche, huata, stomaco.

Dopo l'acquisizione dell'indipendenza dei regni coloniali dalla dominazione spagnola si sono susseguiti periodi di migrazioni numerose di diverse nazionalità, in particolare di europei. Queste ondate non sono terminate neppure oggi, ma non sono più di massa come allora.

Ogni nazione appena arrivata portava la sua influenza sul paese e, ovviamente, anche sulla lingua, seppur a livello locale, apportando una decina di parole proprie alla lingua spagnola. Tuttavia alcune colonie erano così numerose e, soprattutto, attive che la lingua spagnola ha subito un reale afflusso di lessico straniero. Così, ad esempio, nell'attuale capitale argentina, Buenos Aires, fu fondata una enorme colonia di italiani (nel 1895 costituiva il 40% della popolazione totale della città) e c'erano anche progetti per fare diventare la lingua italiana lingua di Stato.

Cosa possiamo rilevare oggi dell'eredità italiana nello spagnolo argentino? Passeggiando per le vie di Buenos Aires, immergendosi nel rumore, osservando i gesti e la mimica dei "porteños", (ovvero gli abitanti del porto, come si chiamano i locali), si ha l'impressione di essere circondati da italiani che hanno imparato bene lo spagnolo, ma non hanno perso l'accento. Nelle parole con la doppia L spagnola si assumerà il suono "j" oppure "sci" e se in Spagna e in molti altri paesi nel presentarvi direste "Yo me llamo…  (Mi chiamo…), nella maggior parte dell'Argentina dovrete dire "Jo/Scio me llamo". A proposito, la cosa vale anche per l'Uruguay.

Se parliamo del lessico nell'uso quotidiano si incontrano parole che sono prestiti diretti dall'italiano, come “birra” al posto di “cerveza”, “laburar” al posto di “trabajar” (lavorare), “nonno” al posto di “abuelo”. L'esempio più vivo è l'uso della forma grammaticale di seconda persona singolare ("tu") "vos" al posto di "tú", derivante dall'italiano "voi", forma usata nel sud Italia. Tutto ciò ha creato un socioletto locale particolare: lunfardo; proprio in questa lingua sono scritti molti testi di tango considerati ora come esempi classici di questo genere musicale.

Ecco altri esempi. Facha è praticamente la trascrizione spagnola dell'italiano faccia. Si usa soprattutto per descrivere l'aspetto esteriore. Ad esempio l'espressione "¡qué facha!", ovvero "Stai benissimo". Oppure l'aggettivo fachero, una persona che dedica troppa attenzione al proprio aspetto esteriore.

Pibe/piba nonostante derivi dall'italiano pivello in Argentina si usa con il significato di "ragazzo"/"ragazza". Ad esempio Diego Maradona era detto “el pibe de oro”, il ragazzo d'oro.

Come capirete, le differenze lessicali sono gli esempi più evidenti della differenza tra le varianti linguistiche. Se avete studiato lo spagnolo di Cervantes, Garcia Lorca, Quevedo e  Machado,  sul continente di Marques, Vargas Llosa, Isabelle Allende e Neruda vi aspetteranno delle sorprese. Il succo preferito in negozio sarà non zumo, ma jugo, ma se preferite il succo di albicocca allora cercate damasco, perché albaricoque non lo capirà nessuno.

In Cile, ad esempio, per godervi delle fragole chiedete frutilla e non fresa, e nello scegliere una grande zucca per Halloween chiedete al venditore un zapallo e non una сalabaza… Se cercate alloggio e chiedete al portiere se in questa casa ci sono "piso" libere vi proporranno di dormire per terra (in America Latina l'appartamento è il departamento/apartamento, mentre l'appartamento spagnolo "piso" viene utilizzato proprio per indicare il pavimento). E anche la parola affittare in Spagna sarà alquilar e in alcuni paesi dell'America Latina arrendar o anche rentar.

In nessun caso provate, come fareste in Spagna, a "coger un taxi" (prendere un taxi). In America Latina si usa il verbo "tomar" mentre il suo cugino spagnolo "coger" indica l'atto sessuale, e pure in forma volgare. Nelle ex colonie spagnole contro il sole si usano le lentes (occhiali), mentre nella ex conquistatrice gafas. Ma in Latina America tra i paesi c'è una differenza nei significati e negli usi di certe parole che talvolta possono portare a incomprensioni o addirittura a farsi vergognare e arrossire.

Molti sanno che l'autobus a Cuba si chiama guagua. Mentre in Cile è un poppante, e nei paesi del bacino amazzonico è solo un tipo di formiche. Se in Colombia vi propongono di fare colazione con un tinto, non sentitevi né aristocratici, né degenerati, in colombiano non è un vino rosso, ma un caffé nero.       

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