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Traduzione e interpretariato: qual è la differenza

Uno dei preconcetti erronei! più diffusi consiste nel fatto che conoscere una lingua straniera sia sufficiente per diventare (o essere) traduttori. All’interno di questo preconcetto ne viene fuori un altro, non così evidente: un traduttore può tranquillamente fare l’interprete, e viceversa. In altre parole, molti non hanno una precisa idea delle differenze tra il lavoro dell’interprete e quello del traduttore.

Traduzione e interpretariato: qual è la differenza

Il traduttore ha a che fare con testi scritti. Ne consegue che:

  • il traduttore, traducendo testi scritti, deve trasmettere al meglio tutte le sue sfumature linguistiche e semantiche, non soltanto il senso principale del testo;
  • il traduttore ha il tempo di riflettere, scegliere le soluzioni traduttive, ha la possibilità di ritornare alla frase (parola) che gli ha fatto sorgere dubbi o domande, rileggere il testo e aggiustarlo se necessario. Per l’interprete è un lusso inconcepibile avere il tempo di riflettere e scegliere le soluzioni;
  • il traduttore ha la possibilità di utilizzare risorse cartacee o elettroniche (dizionari, materiali sull’argomento, forum professionali), o semplicemente di cercare su google;
  • il traduttore ha la possibilità di fare pause, distrarsi, riprendere la carica. Questo non è il caso in cui il traduttore ha a disposizione tempi limitati per svolgere l’ordine, il che capita non di rado, peraltro.

In modo totalmente diverso si svolge il lavoro dell’interprete:

  • l’interprete deve essere in grado di tradurre un discorso immediatamente in due direzioni: dalla lingua materna a quella straniera, e viceversa. A volte si incontrano anche talenti capaci di lavorare con due lingue straniere traducendo da una lingua all’altra senza passare per la lingua materna.
  • l’interprete non ha la possibilità di utilizzare materiali ausiliari (dizionari, materiali riassuntivi e peritali). Se non viene in mente la soluzione adatta o l’interprete non la conosce, deve “venirne a capo” trovando la parola (frase) che renda al massimo il senso.
  • l’interprete deve trovare una soluzione linguistica immediatamente, hic et nunc. Pertanto, le perdite linguistiche sono inevitabili. Ciò significa che l’interprete non può tradurre “parola per parola”. Il suo compito è trasmettere nel modo più completo possibile l’idea essenziale del parlante.
  • l’interprete ha a che fare contemporaneamente con lingua e persone. Questo fatto emerge soprattutto nel corso di trattative tese e conflittuali. In tale contesto l’interprete deve essere non solo un professionista nel suo campo, ma anche in un certo senso diplomatico.

Come è evidente, l’interprete subisce una pressione psicologica nettamente superiore rispetto al traduttore. Pertanto, la sola conoscenza della lingua straniera o l’esperienza di lavoro esclusivamente nell’ambito delle traduzioni scritte non è sufficiente per lavorare come interprete. L’esperienza, la costante pratica in qualità di interprete aiuterà a gestire la pressione e a svolgere il lavoro a un livello professionale dignitoso.

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